“Il futuro non è altrove: difendere i luoghi custodire il possibile” Si è conclusa a Gangi la prima edizione del Festival PUC

Piccoli Urbani Connessi nasce dalla scuola, parla al territorio, guarda all'Italia che non vuole sparire

Personale scolastico

Si è chiusa il 9 giugno 2026 la prima edizione del Festival PUC — Piccoli Urbani Connessi, con la cerimonia di premiazione dei progetti vincitori e segnalati. Titolo scelto per questa prima edizione: Il futuro non è altrove. Difendere i luoghi, custodire il possibile. Un’affermazione che è insieme manifesto culturale e programma politico, e che riassume il senso di quello che è accaduto in questi giorni nella nostra scuola.

Una scuola che genera territorio

Il Festival PUC nasce da un’intuizione semplice e radicale: che la scuola, nelle aree interne, non sia soltanto un luogo dove si trasmette sapere, ma un laboratorio dove si elaborano idee e progetti per il futuro. L’Istituto Superiore “Giuseppe Salerno” di Gangi — scuola capofila della rete ReSMa, protagonista da oltre un decennio della Strategia Nazionale per le Aree Interne nelle Madonie — ha voluto chiamare i propri studenti a fare la cosa più difficile e più necessaria: guardare il territorio in cui vivono non come un limite da fuggire, ma come un problema da risolvere e una risorsa da valorizzare. Tanto più, diciamocelo pure, che spesso gli adulti se la cantano e se la suonano da soli, e invece è proprio a chi chiediamo di rimanere, a chi sappiamo che dovrà andarsene, a chi speriamo che torni che dovremmo, anzi dobbiamo, chiedere di dici cosa ne pensano loro di questa piccola frazione di mondo in cui stanno crescendo e si stanno istruendo; che sguardo hanno, quali problemi sentono più urgenti, quali soluzioni praticherebbero se toccasse a loro decidere proprio ora cosa fare, quale desiderio di futuro praticabile hanno per loro e per questi territori.

Il risultato ha sorpreso per qualità, profondità e varietà. Cinque progetti premiati, ciascuno capace di toccare un nervo scoperto delle aree interne: dalla cooperativa per la raccolta e trasformazione del latte in pecorino di alta qualità (Oro Bianco, classe 5ª B Tecnico Agrario) al progetto di app per la gestione del trasporto scolastico dei pendolari (Omnitransit, classe 3ª A Liceo Scientifico) premiati con un premio in denaro di 250 € ciascuno offerti dal dirigente scolastico e dalla sua famiglia in memoria dei loro genitori come scommessa certa che la scuola ha un potere trasformativo potentissimo nella vita delle persone e che l’istruzione è lo strumento di libertà più prezioso che esista; dall’idea di un drive-in cinematografico come presidio culturale e aggregativo (classe 4ª A SIA, ITE) alla flotta dedicata al trasporto scolastico (classe 1ª A AFM ITE); fino ai progetti del corso serale, premiati con un riconoscimento speciale dell’istituzione scolastica per la loro capacità di unire esperienza di vita, competenza tecnica e visione imprenditoriale.

Un incubatore che viene dal basso

Ciò che distingue il Festival PUC da altre esperienze di alternanza o di orientamento è la sua ambizione strutturale: non si tratta di un concorso scolastico, ma di un incubatore territoriale di progettualità. I progetti vincitori non finiscono in un cassetto: quelli delle classi 4ª A SIA e 1ª A AFM sono stati riconosciuti dall’Unione dei Comuni Madonie con la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa, siglato pubblicamente con il Presidente dell’Unione dei Comuni Madonie, dott. Luigi Iuppa, per l’inserimento nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche. La scuola diventa così il luogo in cui un’idea studentesca compie il percorso più lungo e più importante che esista: dal foglio bianco alla delibera pubblica.

È un meccanismo inedito, e dice qualcosa di preciso sulla visione che lo ha generato: che l’innovazione nelle aree interne non arriverà dall’alto, non verrà calata da politiche nazionali pensate altrove, ma dovrà essere costruita qui, da chi qui vive, studia, conosce la strada tortuosa che porta a scuola ogni mattina e sa esattamente quanto costa in ore, energie e opportunità.

I ragazzi che vogliamo trattenere

C’è una parola che ha attraversato tutta la cerimonia di premiazione, detta e non detta: restare. Le Madonie, come tutte le aree interne italiane, perdono giovani. Li formano, li crescono, li mandano all’università e spesso non li rivedono. È una ferita che si apre ogni anno, silenziosa e costante, e che nessuna politica di incentivo ha finora saputo davvero rimarginare.

Il Festival PUC non ha la presunzione di risolvere da solo questo problema. Ma ha la lucidità di nominarlo, e la creatività di affrontarlo nel modo più efficace che esiste: mostrando ai ragazzi che le loro idee possono contare, che il territorio ha bisogno esattamente di loro, che restare non è una rinuncia ma una scelta possibile e persino esaltante.

Un festival che guarda lontano

La prima edizione si chiude con una promessa e con un’ambizione dichiarata: crescere. Il Festival PUC vuole diventare un appuntamento annuale, un punto di riferimento per le scuole delle aree interne italiane, un luogo di incontro tra la progettualità giovanile e i soggetti istituzionali, economici e civili capaci di trasformare le idee in realtà.

E c’è un orizzonte ancora più largo che questa prima edizione ha cominciato a disegnare: recuperare le intelligenze e le competenze di tutti gli ex studenti che hanno lasciato questi territori per costruire altrove carriere di alto profilo. Medici, ingegneri, architetti, ricercatori, imprenditori, giuristi — figli delle Madonie sparsi per il mondo. Il Festival PUC vuole essere anche il luogo in cui quella diaspora di talenti può tornare a dialogare con la terra da cui viene, portando competenze, reti, visioni che il territorio non può permettersi di perdere per sempre.

Il futuro non è altrove, dice il titolo di questa prima edizione. È qui. È in questi ragazzi. È anche in questa scuola che ha avuto il coraggio di crederci.

 

Scarica la nostra app ufficiale su: